domenica 30 dicembre 2012

Muta, come un’H

Il countdown per Capodanno è iniziato.
Cuocio chili di lenticchie al pomodoro, mentre sul balcone rassodano innumerevoli vassoi di dolcetti croccanti al cioccolato fondente. Forse, così, con il 2013 arriveranno pile di contanti, ed una linea a forma di…  maçaron: sotto sotto, il sogno di ogni donna.

Fuori, Lei guarda le piste innevate, ostinata in un silenzio che dura da giorni e dona al suo viso ilare una carezza malinconica.
Mi fa ricordare quando, da piccola, passavano settimane in cui non proferivo (quasi) parola. Me ne stavo lì, a fare tutto ciò che volevo fare, muta come un’H.

Ero il corrispettivo femmineo de L’inventore dei sogni, e non lo sapevo nemmeno. Pian piano, lo sgomento di chi mi circondava e s’ostinava a cavarmi sillabe e copule mutava in rassegnazione. Se mi forzavano, bene, parlavo, ma balbettando. Fieramente. Un buffetto sulla capigliatura a scodella rovesciata, e via: “se vuoi fare l’acca, piccolina, fai pure l’acca tesoro”.

L’altro ieri ho portato al parco il mio Labrador âgée. Scambiato, al solito, per un cucciolo, ha passato il pomeriggio a mangiar la neve, annusare il tartufo di una Golden Retriever e marcare un territorio non suo. “Bello, bello davvero il suo cane. Però, mi scusi, che crudeltà: era proprio necessario tagliargli le corde vocali?”. “Cara signora, non può capire: si sta gustando la propria acca. Come fosse un succulento, grande osso”.
Come si dice. Tale padrone, tale cane.

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