martedì 30 aprile 2013

Nemesi

Ti rendi conto che hai vissuto senza radici, sballottata qua e là.
Che ti accontenti di qualsiasi punto fermo, della prima cosa che incontri.
Che una boa ti sembra un'isola.
Ti ci aggrappi per paura di soffrire, di stare male.
Ma il dolore nella vita c'è, purtroppo e per fortuna.
E adesso non sei più sola ad affrontarlo.
Hai avuto un mare di coraggio.
I bambini quando si fanno male corrono dalla mamma a piangere, a farsi consolare. Ma se lei non c'è, stanno zitti. Anche se sentono male, tanto e comunque.
Tu eri una di quelle bambine. Hai sbattuto la testa molte volte. E hai stretto i denti.
E' ora di trovare casa.
Coraggio.

Disserrare le mascelle non è facile.
Sparare in faccia alla propria Nemesi nemmeno.
Ma questi bagagli pesano e voglio poggiarli da qualche parte.
Poi, si penserà anche ad arredare questo deserto.

domenica 28 aprile 2013

Modà (I agree with...)

Sognare di volare e avere sempre il bisogno, di nuove sensazioni per cancellare un ricordo.
E non esiste un cielo, senza stelle se resto ad occhi chiusi ed oltre, oltre le nuvole guardo.

Eppure gioia, se penso che son vivo, anche in mezzo al casino.
Eppure gioia, se penso che da ieri, io sono ancora in piedi.

Pensare di star male è non avere rispetto, verso chi sta peggio, verso chi invece è già morto.

Eppure gioia, se penso che son vivo,
anche in mezzo al casino.
Eppure gioia, se penso che da ieri, io sono ancora in piedi.

Distendersi su un prato e respirare la luce, confondersi in un fiore e ritrovarsi a sentire, l'odore dell'estate, la fatica delle salite, per apprezzarle meglio, quando saranno discese.

Eppure gioia, se penso che son vivo, anche in mezzo al casino.
Eppure gioia, se penso che da ieri, io sono ancora in piedi.

Modà, Gioia

Lyrics (save my life)

Alice nella stanza chiusa restava
Senza sorridere più
Le sembrava mancare da sempre qualcosa
Per sentirsi speciale
Il ragazzo dagli occhi di perla indagava
Senza capire perché
Così un giorno le disse, dritto negli occhi
Dimmi che posso fare
Guarda nel blu e arriva lassù
E portami un grammo di nuvole
Lui mise due ali sotto le mani
Tornerò con quello che vuoi tu

La città si fece piccola
Infondo agli occhi suoi blu
Lei restò immobile a guardare
Dalla finestra sola e con un gatto blu

Alice non era ancora felice
Voleva ancora di più
Il ragazzo dagli occhi di perla le disse
Cos’altro potrei fare
Guarda più in un alto e arriva lassù
E portami un pezzo di blu
Poi lui la guardò, le disse va bene
Tornerò con quello che vuoi tu

La città si fece piccola
Infondo agli occhi suoi blu
Lei restò immobile a guardare
Dalla finestra sola e con un gatto blu

Alice sorrise ma solo un minuto
Poi tutto tornò come prima
Manca sempre un minuto
Un sorriso infinito
Potrebbe accadere anche a te…

La città si fece piccola
Infondo agli occhi suoi blu
Goodbye mia dolce meraviglia
Io volo più in alto del blu
Lei restò per sempre lì a guardare
Dalla finestra sola con un gatto blu
Annalisa Scarrone, Alice e il blu

martedì 23 aprile 2013

I: Incontrovertibile verità

Sö, un po' d'allegria! Il buon giorno si vede dal mattino!
 
E infatti io sto caricando il letame. Poi trasporto il letame, poi spargo il letame... Praticamente, una giornata di merda!
 
Artemio (Renato Pozzetto in Il Ragazzo di Campagna)
 
 
Perché quello che facciamo, e come lo facciamo, influenza vivamente le nostre giornate.
 
E, quando non abbiamo scelta, ché il letame dobbiamo proprio caricarcelo sulle spalle, non resta che riderci sopra.

venerdì 19 aprile 2013

Hide (and seek)

La stanza è luminosa.
Io sono a mio agio.
Non ho niente da perdere e, anzi, ho voglia di sfoderare i gioielli di famiglia e far vedere che - perdio - valgo qualcosa. Il talento non mi manca.
Questo nascondino dura da una vita, e sono stanca di aspettare, appostata dietro a un tralcio di vite appassito, che qualcuno mi scovi.

Buongiorno, signorina, e grazie per essere venuta.
Ho sotto agli occhi il suo cv. Vorrei che mi spiegasse il suo percorso. Come mai questa specializzazione? Racconti, racconti.

Accavalla le sue gambe di sessantenne sotto al tavolo di cristallo. Sorride, sempre e ancora, bonario.
Più che ad un colloquio di lavoro, ora mi sembra di stare nell'ufficio di mio padre, a snocciolare quattro chiacchiere sul futuro prima di farci un prosecchino col San Daniele e i grissini alle olive.
Attacco un discorso che, me ne accorgo subito, è diverso da quello che avevo in testa. I denti sono meno affilati, la guardia è bassa. Ma il concetto è chiarissimo.
Pochi secondi, e la sua attenzione è catalizzata dalle mie mani.
Stavo per "darmi un tono", ed ecco che mi ritrovo a gesticolare troppo.
Cazzo.

La interrompo subito, mi scusi.
Ho visto la sua vera al dito: lei è sposata, ma non l'ho letto nel curriculum...

"Non pensavo fosse necessario".

Beh, certo, capisco.
Continui pure.

Respiro, ma ormai mi sento disorientata. Mentre parlo, i pensieri vanno per conto loro.
Sento un sottile disagio. Incrocio le braccia al petto.

Scusi, eh.
Ma devo proprio fargliela adesso questa domanda.
Non per farmi i fatti suoi, beninteso.
E' per capirci, per sondare subito le reciproche esigenze...
Lei, in futuro, si vede casalinga, con prole, appoggiata al marito, o lavoratrice?

Inghiotto saliva.
Cazzo.
Penso che non ci posso credere.

"Per me il lavoro è importante. E' autonomia, indipendenza, passione, poi, se si è fortunati".

Quindi niente famiglia? E' una carrierista?

"Non ho intenzione di votarmi esclusivamente né al lavoro, né alla famiglia. E mi auguro, ovviamente, di averne una".

Sta zitto un attimo. Guarda in basso, poi mi fissa negli occhi.

Ah, lei non ha idea di come le donne siano cambiate, di questi tempi. Rivendicano il loro ruolo, vogliono essere partecipative, presenti, nella società.
Certo, ci sono anche le assatanate del lavoro, quelle che se proponi un contratto da 8 ore si mettono le mani nei capelli: ne vogliono 12, 14, 18!

Ride.

A che lezione sto assistendo?
Sono tornata tra le aule dell'asilo?
Cerco gli elefantini blu alle pareti, il tappeto morbido per le capriole.

Bene bene.
Ecco, era una cosa personale, ma ripeto, non per farmi gli affari suoi.
E' che bisogna essere contenti entrambi: che senso ha proporre un indeterminato, e sconvolgere così la persona, spezzarne gli equilibri personali? Dico bene?
Poi, noi, oggi puntiamo all'obiettivo, non alla presenza in ufficio. Lei potrà stare al lago ad abbronzarsi tutto il giorno e lavorare di notte, se soffre d'insonnia: l'importante è il risultato.
Facciamo così.
Ci rincontriamo con il direttore editoriale, e vediamo insieme che tipo di collaborazione esterna può andare bene.

Tana per tutti.

mercoledì 17 aprile 2013

G: gravità zero

Mi fissa coi suoi occhi indecifrabili, china la testa di lato, e mi ripete la domanda.
Sempre quella. Gentile, leggera, evanescente.
Declinata per tre.

Ti va se ne parliamo?
Te la senti?
Ci proviamo insieme, adesso?

Io dico sempre "sì".
A volte dopo una pausa lieve.
Perché ho in gola un cubo di vetrocemento, che non mi fa parlare subito.
Lo inghiotto, impavida, faccio un bel respiro e provo a sciogliermi.

Allora il tempo perde forma e significato.

Finché non mi rialzo, e sento tutti gli hooks incassati, la tensione elettrica pulsare sottopelle, una stanchezza possente che sfibra ogni atomo.

La via verso casa si percorre a passo lento.

E' il premio di un peso piuma che sa di aver fatto il suo dovere, senza finire al tappeto.
Nessun knockout, signori.
Abbiamo provato l'ebbrezza della Gravità zero.

domenica 7 aprile 2013

(fat fat) Free

Latte di mandorle in tazzona, mandorle pelate.
La nostra merenda a go-go della domenica pomeriggio.

Siamo proud of ourselves.
Oggi abbiamo liberato generazioni di donne da una virulenta schiavitù.
Quella per uno dei dolci al cioccolato più golosi, voluttosi e bastardi della storia.
Serve dirlo? La Sachertorte.

Insieme a Lei, riporto fiera la ricetta della sua cugina minore.
Più snella, cazzuta, pepata e combattiva.
Perché la nostra chocolate torte non s'accontenta di vivere un paio di volte l'anno.
Vuole (e può) esistere ogni dì.
Essendo (fat fat) Free.

Crafty Chocolate Torte
- base -
. 220gr farina manitoba
. 100gr zucchero di canna
. 1/2 cucchiaino di sale fino
. 40gr di cacao amaro in polvere
. 1 cucchiaino colmo di bicarbonato di sodio
. 80gr d'olio d'oliva
. 250gr di latte
- farcia & copertura -
. 250gr di cioccolata fondente all'80%
. marmellata d'albiccocche senza zuccheri aggiunti qb
. peperoncino in polvere qb
Per la base miscelare gli elementi secchi e aggiungere poi quelli liquidi. Incorporare bene e disporre in una tortiera apribile foderata di carta forno. Cuoce a 180° per 35 minuti.
Quando la torta è ben fredda, diviverla in due dischi e farcirla con la marmellata, poi ricomporre.
Sciogliere a bagnomaria la cioccolata finché non diventa specchiata, aggiungere la punta di un coltello di peperoncino in polvere e glassare la torta a dovere. Lasciare asciugare completamente.
Scrocchierà sotto la lama del coltello, al momento di servirla.
Unico effetto collaterale: fa spuntare gli attributi ad ogni Miss.

sabato 6 aprile 2013

E: l'Equilibrio

In bilico come eterni (ed eterei) funamboli.
Sul perno delle emozioni.
Questo siamo.
Ma sarebbe sin troppo semplice.

Mentre (ri)cerco il mio Equilibrio, Lei ed io ci diamo dentro con mestoli e sbattitori elettrici.
Scoprire il bilanciamento tra gusto e leggerezza ci viene più semplice che digerire paturnie ed ancestrali "perché".
Ed è - ovviamente - sin troppo semplice.

Cloudy Cheesecake
. 150gr di biscotti secchi light
. 50gr di margarina
. 2 cucchiai di zenzero in polvere
. 250gr di ricotta
. 250gr di yogurt greco light
. 100gr di zucchero di canna bio
. 2 uova bio
. 1 busta di vanillina
. marmellata di mirtilli neri bio zenza zuccheri aggiunti
Per la base frullare i biscotti con lo zenzero e amalgamarli con la margarina fusa a fuoco basso. Compattare poi il tutto sulla base di una tortiera a diametro apribile.
Per la farcia mescolare ricotta e yogurt, zucchero, vanillina e uova. Porre sulla base livellando.
Cuocere a 170° per un'ora e poco più.
Una volta fredda, cospargere il top con una generosa dose di marmellata.
Come tutti i soul food, questa cheesecake da tempo bigio va mangiata a forchettate voraci, a mo' di medicina. La speranza nel cuore, e pace fatta con la bilancia (più cloudy di così non si può).

mercoledì 3 aprile 2013

Doctor X

Alla fine (che sarebbe l'inizio, a onor del vero), siamo andate da Doctor X.

Niente lettini feudiani, solo due sedie bianche una di fronte all'altra e qualche spanna d'aria tra due visi che si scrutano.
Aria riempita piano di parole. Un fiume. A volte in piena, altre in secca.

Devo sentirne tante di cose.

Per ora, ho capito d'avere una "testa ingombrante".

E ti pareva (con 'sti capelli).