venerdì 22 aprile 2016

Quotation (just a little)

Alle pause telefoniche vuote di voce, condivise con quelle due, tre persone in a lifetime. Quando ti stai incrinando e allora silenzio. 
E allora vocalizzi, prendi tempo, ma riesci (solo) a sembrare una scrofa eccitata dal favonio. 
Perciò il cervello sorride, il cuore salta l'ostacolo.
Così per un giorno è fatta. Un altro giorno, meno uno.

Cristo santo dico a voi. Grazie.

giovedì 14 aprile 2016

«P»

La sensazione nel viaggiare da sola, in auto, con lo stereo che fa tremare gli specchietti retrovisori.
Pensare a niente, pensare a tutto.
Passare dal riso al pianto con la velocità tonale di un’isteria.
Completamente fluida nei movimenti impropri di un rally tangenziale.
Con l’etichetta della t-shirt al contrario che gratta la gola, i capelli in piedi, gli occhiali da sole della nonna (tartarugati, stinti) a tenere insieme l’impalcatura di un’esistenza sghemba.

Infatti, tolti, oscillo in una nudità spaventevole. «Chi sono, cosa faccio e perché». Le domande classiche, senza risposta, alle quali ho smozzicato il punto interrogativo, ché avevo fame.
Accade sempre, quando ci si guarda negli occhi. I propri. Accade, intendo, il chiedersi qualcosa nell’intento di un riconoscimento qualsiasi.
C’è chi non lo fa mai. Io invece gli parlo, alle mie sclere blu. Ferma al semaforo di piazzale Arnaldo, «lento, come la melassa». Mi mando affanculo tantissimo.

Ma di una cosa sono contenta.
Di non aver levato la «P» dal lunotto posteriore.
Perché resterò sempre una principiante, finché campo. Senza ambizioni, vie da seguire. Senza niente.
E mi va bene così.