Avrei bisogno di un coppapasta affilato.
In giorni così - con un'ora in più da digerire sull'orologio - mi vien voglia di scartavetrare gli eccessi e parcellizzare poi lo spazio esteriore. Tanto per far ordine anche dentro.
Perché ottobre è un mese crudele (sì, lui). Ti spettina col suo vento fresco lasciandoti la convinzione che, "no, la canottiera di lanetta adesso no, c'è ancora tempo".
Così ti becchi la colite e, mentre rimugini sullo scranno di porcellana, ti vengono in mente i coppapasta.
Appunto.
La simbologia perfetta del confezionamento dell'impasto, che non lascia nulla al caso. Il packaging della materia prima ancora che entri in forno.
Ecco: datemi qualcosa d'affilato per formattare in geometrie piane la nebulosa d'ottobre, il brutto e il bello della stagione aranciata.
Con le sue foglie tramontane, il sole nascosto, i marroni, la pioggia sottile, la cenere lieve, i corvi sui cornicioni.
S'arrangerà il tempo, dopo, a cuocere il tutto.
Qualcosa ce lo mangeremo di fretta, scottandoci il palato, interiorizzando gli anni che passano.
Il resto lo scarteremo subito.
Mi terrò in tasca un Voulevant.
Tanto per ricordarmi che.