Partire è un po' morire.
Voglio sperare - sempre e comunque - che il caro Edmond Haracourt avesse torto.
Partire è rinascere.
Si lascia qualcosa di noi alle spalle, vero. E, a volte, ad imbrogli e paturnie è appiccicato pure qualcosa di buono. Che spiace lasciar lì, perché in valigia proprio non ci entra.
Ma diciamocela tutta: chissenefrega.
Se il viaggio è vero, finisce sempre che, nelle retrovie, resta la vecchia pellaccia, mentre si mette su nuovo smalto. Si torna dunque ritemprati, un po' rincoglioniti, anche.
Ché arriviamo a riaffezionarci anche allo stronzo di ieri. Ci pesterà i piedi magari più forte, e noi gli sorrideremo convinti. Veramente.
Perché siamo partiti.
E adesso siamo diversi.
In che modo, non si sa.
Forse è solo un tatuaggio all'hennè sulla caviglia. O un'amicizia da interregionale. Una margherita incastrata nei Ray ban, una relazione troncata davanti al decimo mojito.
Forse è solo Estate.
Buon viaggio...