Pioggia e sole si alternano, fuori.
Intreccio spago e altri materiali di recupero, quello che mi passa tra le mani.
Creo bracciali "a nodo", gli stessi che, sedici anni fa, in una noiosa estate carsica, inventai con furia.
Gambe e braccia nude, scurite dal sole, me ne stavo sola sui marciapiedi di periferia a vendere i monili.
Mi feci per amica una zingarella dagli occhi felini.
Diventammo presto inseparabili. Dividevamo il parco bottino dei nodi di spago, per spenderlo in limonate fresche, reti di biglie, o nasconderlo in vecchie scatole di biscotti al burro dal sentore rancido.
Una gatta selvatica e una bambina senza radici.
Arrivò presto settembre.
La cartella era un peso estraneo sulle spalle.
Gravava, scorticando la schiena come un doloroso giogo.
Non trovai più quello sguardo gitano.
Scappato con la mia bicicletta in un mattino di nuvole, mentre tutti gli altri tornavano ai banchi di scuola.
Libero come il vento.
Io, in fondo, ero contenta.
Ovunque fosse mai andata, lei avrebbe avuto almeno due cose che le ricordavano me.
Un manubrio fucsia consunto dal sole.
Un ruvido nodo di spago verde stretto attorno al polso destro.
Come si mangia un elefante?
"Un boccone alla volta, credo"
Esatto. Allora iniziamo. Pezzo dopo pezzo, giorno dopo giorno?
"Beh, mangiamoci questo elefante"
domenica 19 maggio 2013
martedì 14 maggio 2013
di Trama (e ordito)
Oggi ho consumato le suole delle (già) consumate sneakers nel fare il mio fortuito e impelagante lavoro.
La vista del Garda tutt'intorno leniva ogni rimbrotto, mentre il sole colava a picco sulla mia testa come un uovo al burro che scivoli inesorabilmente giù dal padellino in teflon.
Quando una brasiliana - un po' musona, con l'apparecchio ferrigno e delle mollettine stile Barbie tra i ricci - mi ha soccorso con dell'acqua ghiacciata, tra magnum di Lugana, è inziata una surreale Trama mentale che ha unito sconosciuti lembi di memoria letteraria.
Il suo ordito, più o meno, suonava così.
La vista del Garda tutt'intorno leniva ogni rimbrotto, mentre il sole colava a picco sulla mia testa come un uovo al burro che scivoli inesorabilmente giù dal padellino in teflon.
Quando una brasiliana - un po' musona, con l'apparecchio ferrigno e delle mollettine stile Barbie tra i ricci - mi ha soccorso con dell'acqua ghiacciata, tra magnum di Lugana, è inziata una surreale Trama mentale che ha unito sconosciuti lembi di memoria letteraria.
Il suo ordito, più o meno, suonava così.
- Il filo sottile che tiene insieme due persone.
- Quale filo?
- Il filo di tutto quello che le tiene legate, anche quando sono lontane. Anche quando non si vedono e non si parlano.
- Perché dici il filo?
- Perché è una cosa molto sottile e molto resistente, no? Che puoi anche non vedere, ed è estensibile quasi senza limiti attraverso la distanza e il tempo e l'affollamento delle altre persone che
occupano lo spazio e lo attraversano in ogni direzione.
Però non è affatto scontato che ci sia, il filo.
- No?
- No. Magari due pensano di essere molto legati, poi appena provano ad allontanarsi scoprono che in realtà stanno benissimo ognuno per conto suo.
- E allora perchè pensavano di essere legati?
- Perchè erano tenuti insieme da una colla di pura abitudine e oggetti e luoghi condivisi e gesti stratificati. E' una colla così forte da sembrare una saldatura permanente, ma appena uno dei due prova a staccarsi non c'è nessun filo che lo segua.
- Che triste.
- Sì. La maggior parte dei legami sono di questo genere, credo.
- Come fai a sapere che invece il filo c'è?
- Quando provi a romperlo, e ti trovi in caduta libera attraverso il senso delle cose.
- E di cosa è fatto, questo filo?
- Di uno scambio continuo di domande e risposte. Sguardi, anche solo immaginati. Assonanze e intuizioni e sorprese, curiosità reciproca che non si esaurisce. E similitudini, e differenze.
Andrea De Carlo
- Quale filo?
- Il filo di tutto quello che le tiene legate, anche quando sono lontane. Anche quando non si vedono e non si parlano.
- Perché dici il filo?
- Perché è una cosa molto sottile e molto resistente, no? Che puoi anche non vedere, ed è estensibile quasi senza limiti attraverso la distanza e il tempo e l'affollamento delle altre persone che
occupano lo spazio e lo attraversano in ogni direzione.
Però non è affatto scontato che ci sia, il filo.
- No?
- No. Magari due pensano di essere molto legati, poi appena provano ad allontanarsi scoprono che in realtà stanno benissimo ognuno per conto suo.
- E allora perchè pensavano di essere legati?
- Perchè erano tenuti insieme da una colla di pura abitudine e oggetti e luoghi condivisi e gesti stratificati. E' una colla così forte da sembrare una saldatura permanente, ma appena uno dei due prova a staccarsi non c'è nessun filo che lo segua.
- Che triste.
- Sì. La maggior parte dei legami sono di questo genere, credo.
- Come fai a sapere che invece il filo c'è?
- Quando provi a romperlo, e ti trovi in caduta libera attraverso il senso delle cose.
- E di cosa è fatto, questo filo?
- Di uno scambio continuo di domande e risposte. Sguardi, anche solo immaginati. Assonanze e intuizioni e sorprese, curiosità reciproca che non si esaurisce. E similitudini, e differenze.
Andrea De Carlo
lunedì 13 maggio 2013
S: di Strabismi (e specchi dell'anima)
Lo sguardo, a volte, può escogitare implicite vie di fuga.
Come i tic, arriva in soccorso nell'imbarazzo, nel disagio il dileguarsi inconscio: i piedi fissi a terra, le pupille distolte dalla fonte, rapite in un percorso tutto loro.
Così la lingua si srotola tranquilla, le mani mimano confidenza, nell'ottica di chi conosce la prossemica e non si vuol tradire affatto.
Ma gli occhi.
Loro non mentono mai.
Semplicemente perché non possono.
In questi giorni di sole e nuvole, la mia risposta è un (dolce) Strabismo.
Sa di braci all'aperto, d'erba appena tagliata.
Di latte e menta, di baci silenziosi che urlano nel vento.
E' l'atto di guardare e non guardare. Per timore di ciò che manca, per non rovinare il sogno di tutto quel che c'è.
Paura dei tuoi occhi,
di quel vertice puro
entro cui batte il pensiero.
Alda Merini
Come i tic, arriva in soccorso nell'imbarazzo, nel disagio il dileguarsi inconscio: i piedi fissi a terra, le pupille distolte dalla fonte, rapite in un percorso tutto loro.
Così la lingua si srotola tranquilla, le mani mimano confidenza, nell'ottica di chi conosce la prossemica e non si vuol tradire affatto.
Ma gli occhi.
Loro non mentono mai.
Semplicemente perché non possono.
In questi giorni di sole e nuvole, la mia risposta è un (dolce) Strabismo.
Sa di braci all'aperto, d'erba appena tagliata.
Di latte e menta, di baci silenziosi che urlano nel vento.
E' l'atto di guardare e non guardare. Per timore di ciò che manca, per non rovinare il sogno di tutto quel che c'è.
Paura dei tuoi occhi,
di quel vertice puro
entro cui batte il pensiero.
Alda Merini
venerdì 10 maggio 2013
Redirect
Siamo oltremodo esauste.
Oramai decliniamo frasi celebri secondo l'(umido) mood del momento.
Questa primavera non s'ha da fare
Può piovere per sempre
Domani è un altro diluvio
E via dicendo.
Andare a letto contente perché l'indomani ci aspetta un completino nuovo, così fresco, frizzante, estivo da risollevare l'umore meglio di una doppia porzione di profitterol alla chantilly.
Alzarsi poi avvolte dalla nebbia, dal grigio. Venire violentate da spruzzi d'acqua gelida ad intermittenza, che squagliano il trucco, svegliano in modo molesto, rovinano un sogno di tulle e scollature impavide.
Il clima è un nemico che l'ha vinta in partenza.
Non ci resta che modificare i nostri programmi, pigiare ancora una volta il (consunto) tasto Redirect.
E consolarci - ovvio - con una canzone appopriata.
Oramai decliniamo frasi celebri secondo l'(umido) mood del momento.
Questa primavera non s'ha da fare
Può piovere per sempre
Domani è un altro diluvio
E via dicendo.
Andare a letto contente perché l'indomani ci aspetta un completino nuovo, così fresco, frizzante, estivo da risollevare l'umore meglio di una doppia porzione di profitterol alla chantilly.
Alzarsi poi avvolte dalla nebbia, dal grigio. Venire violentate da spruzzi d'acqua gelida ad intermittenza, che squagliano il trucco, svegliano in modo molesto, rovinano un sogno di tulle e scollature impavide.
Il clima è un nemico che l'ha vinta in partenza.
Non ci resta che modificare i nostri programmi, pigiare ancora una volta il (consunto) tasto Redirect.
E consolarci - ovvio - con una canzone appopriata.
martedì 7 maggio 2013
Q, il Quadro perfetto (della situazione di coppia)
"Anche se occasionalmente vorresti trafiggere la gola della persona con cui vivi,la familiarità sempre maggiore che dividi con lei diventa più ricca, piena ed autentica man mano che passa il tempo.
Se decidi di arrestare questo lento accumulo di significato per gli indiscriminati, istantanei fremiti dell'infedeltà, o di altro, abbandoni qualcosa a cui non avrai mai più accesso.
Credo che ogni coppia sia costituita da due persone e da una terza entità: può prendere la forma fisica di un figlio o rimanere l'unica, indescrivibile sensazione dello stare insieme che è propria di quei due esseri e non di altri".
CHRIS WARE
domenica 5 maggio 2013
Pasticcio capriccio
Chi cucina lo sa.
L'idea di un capolavoro gourmand si può trasformare in un orrido Pasticcio.
Spesso - in costante similitudine con la vita - basta mantenere il sangue freddo, e tutto si risolve.
C.v.d.
Mousse al cioccolato bianco "Lost in Translation"
120gr cioccolato bianco
20ml latte
200gr yogurt di soia
lamelle di mandorle
ribes fresco
Buttare via la panna (smontata) e gli albumi a neve (raffermi).
Concentrarsi sul cioccolato, da far sciogliere dolcemente, a bagnomaria, con il goccio di latte.
Unire allo yogurt di soia (molto sciapo e molto sano).
Riempire delle cocottine rivestite di pellicola, e riporre in freezer fino a rassodamento completo.
Servire il dessert capovolto in un piattino, accompagnato da qualche bacca di ribes e svariate lamelle di mandorla pelata al vivo.
Noi ce lo pappiamo senza pensieri, facendo gli auguri a questi Sei Mesi di questa Semantica Mistica.
L'idea di un capolavoro gourmand si può trasformare in un orrido Pasticcio.
Spesso - in costante similitudine con la vita - basta mantenere il sangue freddo, e tutto si risolve.
C.v.d.
Mousse al cioccolato bianco "Lost in Translation"
120gr cioccolato bianco
20ml latte
200gr yogurt di soia
lamelle di mandorle
ribes fresco
Buttare via la panna (smontata) e gli albumi a neve (raffermi).
Concentrarsi sul cioccolato, da far sciogliere dolcemente, a bagnomaria, con il goccio di latte.
Unire allo yogurt di soia (molto sciapo e molto sano).
Riempire delle cocottine rivestite di pellicola, e riporre in freezer fino a rassodamento completo.
Servire il dessert capovolto in un piattino, accompagnato da qualche bacca di ribes e svariate lamelle di mandorla pelata al vivo.
Noi ce lo pappiamo senza pensieri, facendo gli auguri a questi Sei Mesi di questa Semantica Mistica.
venerdì 3 maggio 2013
O come Oblio
Spunta il sole che scalda la pelle, il cuore.
Stiamo unite come siamesi, ci guardiamo le spalle l'un l'altra. Per imparare a non doverlo fare più.
E' difficile capire come il passato lasci traccia nel proprio presente. Pensavo che prenderne coscienza, essere sinceri con sé stessi bastasse.
Invece ritrovarsi con delle ferite fresche, degli strappi nelle carni è facile. Dove non è ben suturata, la pelle si lacera in un attimo.
Basta un salto a cuor leggero, un movimento ampio. Credevi d'avere il fisico. E ti ritrovi a sanguinare.
Forse ho tolto il cerotto troppo presto.
A volte cedi alla seduzione dell'Oblio.
Ma qualche fantasma buono ti viene comunque a trovare.
Allora gli fai spazio, lo guardi nelle orbite vuote.
E' solo un lenzuolo immacolato da piegare con cura e riporre nell'armadio. Ce ne sono tanti, impilati l'uno sull'altro.
E' il mio corredo.
Mi serve per calarmi aldilà del muro.
Another brick in the wall
Stiamo unite come siamesi, ci guardiamo le spalle l'un l'altra. Per imparare a non doverlo fare più.
E' difficile capire come il passato lasci traccia nel proprio presente. Pensavo che prenderne coscienza, essere sinceri con sé stessi bastasse.
Invece ritrovarsi con delle ferite fresche, degli strappi nelle carni è facile. Dove non è ben suturata, la pelle si lacera in un attimo.
Basta un salto a cuor leggero, un movimento ampio. Credevi d'avere il fisico. E ti ritrovi a sanguinare.
Forse ho tolto il cerotto troppo presto.
A volte cedi alla seduzione dell'Oblio.
Ma qualche fantasma buono ti viene comunque a trovare.
Allora gli fai spazio, lo guardi nelle orbite vuote.
E' solo un lenzuolo immacolato da piegare con cura e riporre nell'armadio. Ce ne sono tanti, impilati l'uno sull'altro.
E' il mio corredo.
Mi serve per calarmi aldilà del muro.
Another brick in the wall
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