Qualcuno mi
ha detto che è questione di geni.
Io non lo
so.
So che ho un
gatto appeso dentro.
Nel
movimento lacera, nella stasi affonda. Questi artigli un po’ li voglio e un po’
li maledico. Forse sono nati prima loro, e mi ci hanno costruita attorno –
penso – così li rispetto.
Ma il peso
della bestia cresce. Come la stazza di un satanico famiglio che devotamente
ingrassa: è il suo compito.
Allora pompo
la muscolatura, inarco la schiena. Convivo con l’ospite extrauterino in equilibrio
labile.
Aspetto di vedere
il pelo che soppianta la pelle. La metamorfosi totale.
Sarà tutta
pace, o niente pace.
Sarà la
notte che viene, e io vedrò lo stesso.