Per me
Hollywood dice il vero.
Lo so che è
credere all’iperbole, ma la fede è cieca, cosa ci vuoi fare. I need to believe in un mondo dal
cinismo king size, mi fa bene al
cuore. E quando metterò piede negli U.S.A. voglio ritrovare tutti i
comandamenti della film industry, a
partire dal fatto che gli angeli esistono, e si fanno di crystal meth.
This is fuckin’ awesome.
Vorrei dirlo
davanti a galloni di latte intero, mentre i tombini eruttano fumo, le sirene berciano
e alla tivvù danno solo Seinfeld. Saprei scandire «bin-go», chiamerei più volte
al giorno il 911, lascerei a metà ogni dannato hot dog.
Però, alla
fine, diserterei la metropoli analogica per un cammeo fra le pagine di Raymond
Carver: un divano in giardino, il tarlo di pensieri a schiera, bere bourbon e Prozac in un bar hopperiano, battere
a macchina ditirambi saffici ispirati al bipolarismo della vicina che defeca
ogni domenica nel mio roseto.
Un giorno
armerei il cane, sì, andandomene anzitempo per il gusto di non saldare il
derattizzatore. Ma l’alba sulla periferia romanza di Cisco avrebbe già amorevolmente
scaldato tutta la grandezza del mio sogno americano.
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