giovedì 21 luglio 2016

Uno

Uno pensa.
Che gli vengano incontro, lo trapassino e alla fine permeino. Qualcosa. Un pezzo di polmone, di laringe, la cistifellea.
Uno pensa agli eventi come marchiature. Se anche ti fai i fatti tuoi arrivano, slamano, ripartono e forse ritornano.
Con questa scusa certa. Uno aspetta.

Arriva l’ora che voglio. Poteva essere qualsiasi, invece me la sono segnata.
Le lancette stanno lì e io mi sento così.
Il foglio lo appendo, deve stare davanti, lo devo fissare.
Dio bono. Diceva sempre. Me lo ricordo adesso (chissà perché).
Allora inizio una serie di croci piccole. Sembrano delle “x”. Leggere e senza senso. Da appenderci lui.
Poi la rabbia. Calca, riscalda. Buca.
Il fiatone, la siccità.
Le lancette stanno là e io sono sgombra.

Uno tira sempre fuori. Qualcosa.
Come una catena di salsicce. Il massimo sforzo e il budello disteso, spinta e arresto.
La peristalsi del niente. Uno conosce l’odore del vuoto.
Sa dell’acqua che stagna fuori dalle cabine al mare.

giovedì 7 luglio 2016

Tutte (le cose splendide)

Ode alla luna, al sorriso bello, ai passi che uno dopo l’altro, uno dopo l’altro, uno dopo l’altro non inciampano mai, mai, mai.

Le odio tutte.
Non mi feriscono ma le sento.
Le cose splendide.

Canto le tue palle sudate, il mio mal di testa. Il tuo russare alle 5.40, il mio piangere bagnandomi i piedi.
Canto a bocca chiusa (mugugno demente).

Questo con tutto il resto.
Come l’acqua di traverso: esce dal naso e affoga abbastanza.

Che affoghino. 
Tutte.