Le famiglie d'estate in montagna. Disabituate all'ambiente verdone, aliene alla pulsatilla, al bastone chiodato, al silenzio e al sudore colato negli occhi per salite senza cima addosso a pietrume masticato lento da venti sempre freschi.
Si muovono in finte cordate negando il precetto del saluto al passante; rimuginano tra loro accidie parentali, acuminate dal fastidio dell'abbigliamento sbagliato, litigando ad annusate, a pestate di calcagno: "Scusa ma vaffanculo".
Pensano occhi bassi cosa ordinare per cena alla baita quattrostelle, pèrdono il camoscio errante che li spia pietoso dalla rupe.
Vogliono arrivare, per poter tornare - al rumore dei propri noti disagi: clacson, Coldplay, cyclette.
Sono i perenni estranei, di queste vite abbronzate male.