Il copriletto rosa parla alle losanghe dell'armoire.
Si dicono cose che hanno visto, a tratti anche sfiorato. Giornate malate e notti d'amore. Soli vuoti e lune ridacchianti.
Dei miei nonni erano queste suppellettili. All'intenzione di darle via gridai che sarebbero state mie, mie di diritto e di rovescio.
Ho stravolto la stanza, per ospitarle, ché le falde di mogano sovrastano lo spazio, si passa a malapena, e il drappo fuori misura straripa sulle doghe giapponesi.
Meritavano almeno un'altra vita.
La casa avita, un litigio.
I muri non servivano alle camere ma al giro d'isteriche arie; negli ultimi giorni, al silenzio sordo della tivvú sempre accesa.
Però quei pochi metri di sonno vicino al bagno: lì a volte loro scherzavano. Un canto, una pacca sulla coscia, lei si profumava di colonia lui scorciava il baffo. "Che belle pàpole che hai Clara", le diceva, per dirle il seno nobile alla stregua del frutto che allappa.
A nespole ignude sto io, nell'oggi, cresco il figlio per farlo maturo, da suggere.
venerdì 26 giugno 2020
lunedì 23 marzo 2020
Opaca
Fortuna opaca, bislacco tocco.
"Tocchiamoci" - dicono gli uomini quando gli attributi servono l'apotropaico.
Stavolta hanno solleticato male la propria espressione pendula: quell'ego sfronzolo a spasso tra la cosce ha portato pena, piaga.
La casa mi gira attorno. Faccio perno alle stanze (stracce, sudate), sono la testata d'angolo del microcosmo patronimico.
Crescono i capelli, l'appetito, le muffe.
"Tocchiamoci" - dicono gli uomini quando gli attributi servono l'apotropaico.
Stavolta hanno solleticato male la propria espressione pendula: quell'ego sfronzolo a spasso tra la cosce ha portato pena, piaga.
La casa mi gira attorno. Faccio perno alle stanze (stracce, sudate), sono la testata d'angolo del microcosmo patronimico.
Crescono i capelli, l'appetito, le muffe.
martedì 11 febbraio 2020
ennedinascere
Affogata in un mar-canale veneziano, che asciugavo di polmoni. Tornata alla vita tra le mani di mio padre.
Sogno la ennedinascere come se non fossi io, stavolta, l'artefice del colpo di reni. Abbisogno, forse, di un notturno primordiale brodo diversamente mio.
Ci penso mentre fuori il sole spacca le cortecce e suonano campane a morto. Ci penso mentre mingo con dolore e annuso i tamponi di sangue e placenta - odorano uguali a frattaglie dolci, scarti di Natura madre, avanzi di me e di te.
Bruciare è depurarsi. La notte, il giorno.
Nella commozione, anche, di saperti non più compagnia esclusiva del mio ventre. Sei fuori. Sei espulso. Sei di tutti e di te stesso.
Questa immeritata grazia ha un fratello, Caino a seconda delle lune. Dentro i suoi occhi ci vedo in fila, uno per uno, quattro erranti, visi pallidi alla felicità sbattuta sul naso.
Sogno la ennedinascere come se non fossi io, stavolta, l'artefice del colpo di reni. Abbisogno, forse, di un notturno primordiale brodo diversamente mio.
Ci penso mentre fuori il sole spacca le cortecce e suonano campane a morto. Ci penso mentre mingo con dolore e annuso i tamponi di sangue e placenta - odorano uguali a frattaglie dolci, scarti di Natura madre, avanzi di me e di te.
Bruciare è depurarsi. La notte, il giorno.
Nella commozione, anche, di saperti non più compagnia esclusiva del mio ventre. Sei fuori. Sei espulso. Sei di tutti e di te stesso.
Questa immeritata grazia ha un fratello, Caino a seconda delle lune. Dentro i suoi occhi ci vedo in fila, uno per uno, quattro erranti, visi pallidi alla felicità sbattuta sul naso.
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