venerdì 28 giugno 2013

D: Dire (fare, baciare, lettera, testamento)

Da piccola odiavo questo gioco.

Dire Fare Baciare Lettera Testamento

Forse perché non lo capivo.
Sicuramente perché era "da grandi", e i grandi non mi volevano mai tra i piedi. Avevo il vizio di parlare loro senza filtri, chiamandoli "ammassi di cacca, piscialletto, cretini, culi all'aria" e via dicendo.
Vedevo in loro i segni inequivocabili dell'adolescenza galoppante, fatta di magliette che tirano sul petto, schiene brufolose, pelurie incontrastate e gonfiori sospetti. E non mi piaceva affatto, come chi guarda corrompersi anzitempo la propria immagine allo specchio.
Quell'andare per cantine, in piena estate, ammassandosi tra libri vecchi e salami appesi, con la scusa dell'umida frescura, m'induceva allo sputtanamento acuto.
Salvo poi pentirmene.
Chissenefrega se Simone, ad un certo punto, lo sguardo da cinese, sudava tutto. Io volevo, per una volta, chiudere gli occhi e scegliere la mia sorte, seduta sulla polverosa enciclopedia Treccani dell'inquilino 33/A.

Oggi pare che, insieme ai vecchi passatempi formativi, siano scomparse pure le estati in cui il sudore, già a fine maggio, trapelando dalle t-shirt ricordava mimeticamente l'odore del bagnasciuga, il crepitio del sole ozioso.
Adesso il sudore si lava via, di corsa. Sa di smog, di uffici, ascensori e scale chiuse.

Quando un'esperienza finisce, non basta il colpo di spugna.
Le mie filastrocche, i bomboloni in riva al mare, i fantasmi della prima sensualità. Vissuti e accantonati, riempiono gli scatoloni della memoria come vecchi tricicli ammaccati. Non si buttano via. Si soffre la colpa di rimpiangerli un po', in questo solleone che desiste.

Tuttavia, con gli occhi tesi all'orizzonte, giunta alla fine di un'avventura, aspetto che ne inizi un'altra.
E gli ultimi cinque anni, passati a trovarmi un posto nella comunità del Dire Fare Baciare, ho deciso di raccontarli.

Oggi mi è toccato il pollice.
Oggi ho scelto di Dire.

domenica 23 giugno 2013

Che vita (...)

Essere bionda dopo una vita da mora.

Intrupparsi in una salopette di jeans come una dodicenne.

Cambiare font al blog giusto il tempo di un post strampalato.

Meditare di (ri)cominciare a fumare Chesterfield blu.

Mangiare solo budini al cioccolato da quattro giorni.

Passare compulsivamente lo straccio sul parquet. Completamente nuda.

Cantare ossessivamente la stessa canzone dall'alba al tramonto.

CHE VITA

giovedì 13 giugno 2013

Bastava dirlo

Arriva l'estate, con il sole cocente e la voglia trattenuta di andare in giro coi talloni nudi.

Arriva la consapevolezza d'essere più leggeri.

Arriva una mail dalla redazione, che annuncia sibillina come anche gli ultimi lavori rimasti vengano depennati dalla già scarna lista.

Arrivano l'estratto conto, le tasse, i piccoli debiti.

Arrivo io.
Ché Bastava dirlo, cazzo.
Un respiro profondo, qualche 'fuck a mezza voce, e ciao.
Pianifico dei scintillanti shatush ad estinguere il portafogli.

Et voilà

lunedì 10 giugno 2013

Allergic to morning

Ciao cara, hai niente da darmi?

Guarda, non è giornata

Neanche pochi spiccioli, per la famiglia?

Sto messa male, stamattina. Lascia fare zio

Guarda che non sono come tutti credono

??

Io sono un uomo di Dio

!!

Non sai quanto prego. Prego anche per te

'Spetta che guardo se ho qualche moneta dài

Tutti i pomeriggi, alla chiesa di San Francesco

Ecco, tieni. Sù

Grazie cara. E ricordati: i figli vengono così, come la pioggia

Ehm

venerdì 7 giugno 2013

sale in Zucca

Perché quando una persona cerca ardentemente un angolo di tranquillità viene comunque trascinata in una drama situation dietro l'altra?

Cosa sta dicendo, ora, il mio karma?
Pace dentro te, battaglia fuori di te?

Eh, non lo so.
Sono tante le cose che non conosco, in questo periodo.
Però ho accettato il fatto che non avere le risposte non equivalga necessariamente alla fine del mondo.

Tutto ciò che mi serve, adesso, è una mano da stringere e nervi saldi.

Beh, dimenticavo: anche una massiccia dose di "sale in Zucca" non guasta mai.

martedì 4 giugno 2013

V come Vita

Si capisce molto di una persona quando questa si trova a fare i conti con la morte. Reale o figurata, poco importa.

Un affetto che scompare, qualsiasi esso sia, pone davanti ad un baratro, dinnanzi al quale c'è chi salta rapidamente aldilà, zompando subito sull'altra sponda, e chi si ferma sul ciglio, testa china, ad annusarne i bordi. 
Esiste anche chi si cala nella voragine, e lì si perde.
Accade poi che qualcuno, armato di corda e picozza, senta di dover scrutare il fondo più nero, per poi risalire dal versante opposto, trasfigurato.

Io invece mi trovo in subbuglio davanti alla Vita che nasce.
Quella vera.

Cerco di trarne significato, ma resto sempre con un pugno di mosche in mano.
E con la consueta, sottile ansia procurata dalla fragile bellezza sconfinata di un essere che reclama con i suoi vagiti tutto te stesso.
Il mondo pare a suo agio, l'umanità intera culla placidamente i suoi nuovi figli, muovendosi quatta tra istintualià e benigna noncuranza.
A me pare un miracolo grande. Che esige un atto di fede.

Forse è questo il punto.

Il terrore di darsi interamente, senza riserve, come mai prima si è potuto fare. Un imperativo, un Credo al quale non ci si può sottrarre, che nasce biologico dalle viscere prima e imperversa razionalmente poi, impregnando la materia grigia in ogni sua succosa fibra.

Lo stupore sublime di ritrovarsi a pensare "eri di tutti, sei diventato mio".