lunedì 28 gennaio 2013

Quando

Quando il treno se ne va
quando il tempo se ne va
quando tutto se ne va.

Quando corri in contro a chi con le braccia chiuse
non ha occhi più per te.

Ci sono i segni che si vedono
e gli altri che si sentono.

Devi stare molto calma, devi stare molto calma
devi stare molto calma, devi stare molto calma,
molto calma.

Quando vivono per te, quando muoiono per te
quando bruciano per te.
E non contano per te, le più belle storie
che tu puoi sognare.

Quando non ti lasciano, quando non perdonano
quando gridi no.
Quando non è certo lui, ma la tua vergogna che
ti fa più paura.

Ci sono i segni che si vedono
e gli altri che si sentono.

Devi stare molto calmo, devi stare molto calmo
devi stare molto calmo, devi stare molto calmo.
Molto calmo.

Quando pensano per te, quando senti su di te,
la pressione che c'è.
Quando tutti intorno a te hanno le idee confuse
e le micce accese.
Quando parli e lei non c’è
è qualcosa che non puoi
controllare e sale.

Quando scopri che anche tu non ti sai fermare.
e vuoi fare male.

Ci sono i segni che si vedono
e gli altri che si sentono.

Neffa dixit.
E non possiamo che essere d'accordo.

E' tornata la neve.
Lei ed io, appollaiate al davanzale, scrutiamo l'orizzonte nascosto.

venerdì 18 gennaio 2013

Parole - non mie -

 
"un sorriso aggiunge un filo alla trama brevissima della vita"
 
 
Lei ed io, aspettiamo quella risata di pancia, che squarcia la gola (e dilania la vertebra insana).
Come melagrane spaccate, le nostre bocche gocciolano vita.

martedì 15 gennaio 2013

Orizzontale

L'oroscopo distratto del 2013 ("fai fatica ad accogliere i cambiamenti che il tuo inconscio, già da un po', sta cercando di suggerirti. Sei troppo ancorata al passato e hai paura del futuro. Ma se non affronti con coraggio le tue giornate e preferisci restare a guardare piuttosto che fare scelte precise, c'è il rischio che tu possa sentirti frustrata").

Un libro regalato en passant ("Ascolta il tuo cuore. Esso conosce tutte le cose").

I sogni notturni (di resa e di furore).

Le parole di un'amica saggia ("ci sono eventi della vita che non possiamo controllare... accetta qualsiasi cosa, conscia che niente accade per caso").

La dissertazione sulla Normalità ("Quando dobbiamo restare per forza, ché la Vita ci lega, cerchiamo il divertissement").

Un mare di altri Segni passati sotto il naso, misconosciuti o etichettati.
Ed io, con la mia Semantica Mistica, a tenermi stretto stretto lo scettro del Panta Rei.

Ora ho la conferma che, quando la pazienza muta in codardìa, è la vita a decidere per te.
Quando il cuore non ha mai vacillato, ma la mente cerca le scorciatoie del tempo per seppellire dubbi e incertezze, Lei ti fa' lo sgambetto, mettendoti irrimediabilmente in Orizzontale.

Orizzontalmente non si può che abbandonare ogni frenesia e farsi accudire. Lasciarsi imboccare, sentirsi spogliare, rinfrancarsi del tepore, arricciarsi una ciocca, disfare i minuti.

Dedicated to my back
Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

venerdì 11 gennaio 2013

N, la Normalità

Il quotidiano ci ossessiona.
Gesti sempre uguali, le medesime strade, le stesse voci.

Io & Lei abbiamo un rapporto palindromo con la Normalità. Da qualsiasi parte la guardiamo, ci sembra sempre qualcosa di strano, unknown thing.
Ne abbiamo paura, in realtà, perché non la conosciamo a fondo.
Come gemelle Tuareg, la assaporiamo per poco e poi la abbandoniamo. Abituate in tenera età a cambiar spesso culla, la terra scotta sotto ai nostri piedi.
 
Quando dobbiamo restare per forza, ché la Vita ci lega, cerchiamo il divertissement.
Un maglione al contrario, i calzini spaiati, la macchina decapottata a febbraio, un fiore in bocca, il manzo in un bicchere.
Una poesia all'incontrario, il cane sulle spalle, un unghia viola, le risa nel sonno.
Cristo sul petto, Buddha al polso, insciallah in punta di lingua.

lunedì 7 gennaio 2013

Memento audere semper

Come può un giorno durare una vita, ed una vita un giorno?
Gli scherzi del tempo sono così: beffardi e imprevedibili. Minuti che gocciolano lenti, settimane fulminee.

E' lunedì, si torna alla normalità, alla routine. Mentre io mi destreggio tra tacchine al forno ed esercizi di pilates home-made, Lei bisticcia con le sue cose, e come una bimba reclama (senza successo) oggetti legati al tempo della vacanza.
Oggi non passa mai.

Quando mi sento così - inghiottita dalle piccole cose, senza contorni e senza perché - provo a mettermi nei panni di qualcun altro.
Così, in questo quotidiano flemmatico, sono stata per qualche secondo D'Annunzio: annoiato e lascivo, mi trascino da un sofà ad una scrivania, scostando le tende pesanti, nascondendomi al mondo, in compagnia di una testuggine d'alabastro. Dal sorgere dell'alba sto aspettando il tramonto, solo per vagheggiare, protetto dalle ombre della sera, su di un antico bacio, rubato in un giardino odoroso. Mi liscio un baffetto, mi guardo allo specchio; non mi piaccio e gonfio il petto, per darmi coraggio. Questa solitudine piace e fa paura. Come il domani, incerto; da riempire di parole per non perdere il senno, per ingagliardirsi.

Memento audere semper

Massì. Osiamo. Stasera.
Nel ripieno delle carni, sul desco, prugne... alla lavanda.

venerdì 4 gennaio 2013

L: le due giovani Lepri

Non credo nelle coincidenze.
Senza per questo perdermi in elucubrazioni mistiche, o palesi manomissioni degli eventi reali, penso che ogni cosiddetta coincidenza racchiuda un significato da decifrare. Più consistente del mero "verificarsi in duplice copia".
Ed in questo, quantomeno, Lei ed io concordiamo appieno; mi guarda divertita, incrocia le gambe e, annuendo, si prepara a riascoltare la Storia che sembra una fiaba. 

Era la mattina del mio matrimonio. In auto, sola, percorrendo quella manciata di chilometri che mi separava dall’abito bianco, dai preparativi, trovai al mio fianco una giovane Lepre. Lei, slanciandosi con i suoi muscoli piatti e sodi, la pelliccia mobile e le lunghe orecchie, mi correva accanto, tenendo il passo. Io timonavo la mia scassatissima auto, gli occhi puntati al finestrino del passeggero per accertarmi se stessi sognando, o fossi ben sveglia. Quella Lepre macinava strada, a poche spanne da me, seguiva ogni curva, ogni increspatura del mio incedere. Che volesse arrivare prima di me? Che fosse l’incarnazione del mio karma, fuggiasco? Emozionata e commossa, accostai. Lei, muovendo appena il capo, rallentò, per poi scomparire in una siepe d’alloro.

È la sera della Vigilia natalizia, questa. Ripercorro in auto, con la mia metà, la stessa strada. Ed ecco che, due anni dopo, mi sovviene la Lepre. Inizio a pensare cos’avrà mai voluto dire, divento intensamente ossessionata dallo splendido animale che, come in uno pseudo oroscopo cinese, suggellò inconsapevolmente le mie nozze. Poco dopo, una giovane Lepre, più grande, robusta e forte, ci viene incontro. Corre dritta, rasoterra, ci punta, incurante dei fari che sfarfallano, delle mie grida emerse da un silenzio attonito. Lo sbigottimento della coincidenza. Quando ormai lo scontro è quasi certo, lei svirgola via, di fianco a me, e scompare nel buio.
Ad occhi chiusi, il cuore che martella, respiro profondamente. E piango, come una naufraga recuperata dall’abisso.

Oggi, mentre il sole filtra a fatica tra le nubi basse, ripenso alle mie giovani Lepri.
Mi sembra di sentirle ancora correre: il ritmo sincopato di un tamburo ben teso.

mercoledì 2 gennaio 2013

gli Irriducibili

Ancora una fetta di Panettone, e il dado sarà tratto…
Penso questo, e poi puntualmente me ne infischio: immergere la pasta lievitata dal cuore ricco in un bacile di tè verde è l’amuleto per un dolce risveglio festivo. Il mio.

Il secondo giorno del nuovo anno. L’“uno” è scivolato via, tra riti scaramantici e ricerche astrali. Ci giocheremo tutti il numero 6 (la cabala di questo 2013, ovvero la banalissima somma dei suoi addendi virtuali), per poi lamentarci di un lauto share che si frammenta in spiccioli. Quelli che teniamo a portata di mano per lavarci la coscienza davanti a mendichi di città (alla fine, a conti fatti, il nostro lotto l’avranno vinto loro, senza manco accorgersene).

La cerco, stamane, ma non la trovo. Forse Lei è semplicemente in bagno, ancora e sempre, come ogni donna che, ad ogni alba, fa la mappatura dei propri difetti.
Sì, loro, gli Irriducibili. La formula esatta, per codificarli e tentare d’irreggimentarli con la logica è c2p2: capelli-cellulite, pelle-peli. Ma è una battaglia persa in partenza, lo sappiamo già. Non lo vogliamo ammettere, ma nella nostra testa campeggia un’immagine d’irraggiungibile perfezione, una sorta di puzzle fra “pezzi originari” (la nostra falange sinistra, il nostrano sopracciglio destro, lo stinco sinistro…), e “mutanti” (i denti della Roberts, le gambe di Naomi, il lato b di Pippa…).
Tra tutti i buoni propositi che ci vengono in mente, per questi 365 giorni nuovi, freschi di calendario intonso, quanti riguardano il rompicapo c2p2? Che sincerità, e che disastro. “Siamo donne, oltre alle gambe c’è di più”. Come no.

Basta: cambiamo rotta, stimiamoci di più per come siamo, se occorre censuriamo momentaneamente le foto d’un tempo, copriamo quei maledetti, falsi specchi!
Dopo una bella ceretta, s’intende…