Senza per questo perdermi in elucubrazioni mistiche, o palesi manomissioni degli eventi reali, penso che ogni cosiddetta coincidenza racchiuda un significato da decifrare. Più consistente del mero "verificarsi in duplice copia".
Ed in questo, quantomeno, Lei ed io concordiamo appieno; mi guarda divertita, incrocia le gambe e, annuendo, si prepara a riascoltare la Storia che sembra una fiaba.
Era la
mattina del mio matrimonio. In auto, sola, percorrendo quella manciata di
chilometri che mi separava dall’abito bianco, dai preparativi, trovai al mio
fianco una giovane Lepre. Lei, slanciandosi con i suoi muscoli piatti e sodi,
la pelliccia mobile e le lunghe orecchie, mi correva accanto, tenendo il passo.
Io timonavo la mia scassatissima auto, gli occhi puntati al finestrino del
passeggero per accertarmi se stessi sognando, o fossi ben sveglia. Quella Lepre
macinava strada, a poche spanne da me, seguiva ogni curva, ogni increspatura
del mio incedere. Che volesse arrivare prima di me? Che fosse l’incarnazione
del mio karma, fuggiasco? Emozionata e commossa, accostai. Lei, muovendo appena
il capo, rallentò, per poi scomparire in una siepe d’alloro.
È la sera
della Vigilia natalizia, questa. Ripercorro in auto, con la mia metà, la stessa
strada. Ed ecco che, due anni dopo, mi sovviene la Lepre. Inizio a pensare cos’avrà mai voluto dire,
divento intensamente ossessionata dallo splendido animale che, come in uno
pseudo oroscopo cinese, suggellò inconsapevolmente le mie nozze. Poco dopo, una
giovane Lepre, più grande, robusta e forte, ci viene incontro. Corre dritta,
rasoterra, ci punta, incurante dei fari che sfarfallano, delle mie grida emerse
da un silenzio attonito. Lo sbigottimento della coincidenza. Quando ormai lo
scontro è quasi certo, lei svirgola via, di fianco a me, e scompare nel buio.
Ad occhi
chiusi, il cuore che martella, respiro profondamente. E piango, come una
naufraga recuperata dall’abisso.
Oggi, mentre
il sole filtra a fatica tra le nubi basse, ripenso alle mie giovani Lepri.
Mi sembra di
sentirle ancora correre: il ritmo sincopato di un tamburo ben teso.
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