domenica 27 ottobre 2019

Languore

È anche un po' languire.
Sentirsi nel brodo, caldo, speziato, che scotta scortica ma non chiede di levarsi - dalla pozza.

Questo mio eterno languore si accosta al sudore delle carni messe in pentola. Dei tagli meno pregiati (spalla, geretto, guancia, cotenna), affamati di cipolla con buccia.
Fame, c'entra la fame. Coinvolge gli odori, li tocca finché non li vede, poi pretende siano tutti della bocca. Suoi. Masticabili, suggibili.

Poco fa il campo dei sensi era invaso dal pinzimonio, demonio d'esotiche verdure croccanti unte d'oliva e caienna.
Poco prima, una coppa d'elastici asticini gettava le code infanti entro maionese alla birra.
Ora, la fetta di torta panata denuda ogni suo chicco d'uva cilena, spudoratamente ubriaca al Cointreau.

Mi sento tutta un labbro, fremente, proteso, umido.
Conca che fagocita, io divoro.