mercoledì 30 dicembre 2015

Ho fatto pace

Lasciai tutto lì. Una rete di clementine senza semi, qualche kiwi e un vasetto di olive nere “toste”, quelle per infarcire l’agnello sacrificale. A casa dribblai qualche manrovescio, e per non mandare al diavolo il pranzo di Pasqua qualcuno corse indietro a recuperare la sporta, svenuta sul sagrato della parrocchia.
Negata l’assoluzione, corsa via dalla cabina dei penitenti (uno stabbio canforato) assaporavo lo spavento del libero arbitrio. Poco dopo – dannata, scomunicata, reietta – le corse sul Booster annusandogli i capelli, Strawberry Fields Forever cantata tappandoci le bocche.

Con cosa hai fatto pace, ragazza?
Con niente, in vita mia.
Ma oggi, al mattino, perdono sempre le mie guance alla Ribéry. È un rito che riporta al linoleum del liceo, alla conta dei comedoni con le amiche del Leibniz-ripasso, monadi adolescenti truccate male, il cuore avvolto stretto nella stessa kefiah.

Sta per iniziare un nuovo anno. Non so cosa mi aspetta e penso a loro. Siamo sparse per il mondo – questo mondo che giudica –, lontane e legate. Le amo, e mi mancano. Come il vento sulla faccia, quando cantavo «vivere ad occhi chiusi è facile».