mercoledì 31 gennaio 2024

Ingrata

Giornate a custodire la casa, gli oggetti piccoli - che respirano piccolo in attesa di mani ancora piccole nel riprenderseli.

Una torta quasi brucia, il pigiama resta addosso con quella colonia notturna, fuori la morte dell'inverno ha un sole che non le compete. 

I libri non si leggono, il pc apre e chiude quella bocca metallica piena di programmi paurosi e possibili.

Mi spostassi di poco spazio. Cadrebbe tutto. Anche le facce, anche i soffitti. 

lunedì 8 gennaio 2024

H

 Ma quanti anni nuovi ci aspettano, in agguato dietro ad angoli convessi, curve cieche, finti gradini?

Santiddio - scrivo senza rileggere il grilletto premuto a freddo.

Seduta sopra questo lunedì - è gennaio, io sto appollaiata come se soffocassi il calendario appena sverginato - realizzo d'essere vuota come poche altre volte, o nessuna. Ci sono stati momenti di mancamento vissuti in piedi, al massimo poggiati a qualche stipite, e adesso non crolla tutto, no, però i frammenti di qualcosa si staccano e roteano, si staccano e vorticano. Ora che sono sicuri d'avere un pubblico a guardarli, tagliano.

"Come fa l'acca, mamma?"."Non fa. È muta", gli rispondo durante una sessione di compiti a metà tra la quiete e gli urli di minaccia, con la faccia rossa e il mondo che intanto scompare - ci sono solo la matita morsicata, quel quaderno blu, i suoi occhi terrorizzati. Ma dopo faccio i pancake, mi faccio perdonare, finché funziona.

È il principio, ancora. Qualcuno mi ha anche chiesto cosa diamine volesse dire, e lì per lì ho pensato solo "che ne so... niente, significa niente, oppure tutto, andiamo avanti e basta, per favore, basta". E attorno cadeva la neve, saggia e stronza, chi rideva chi si menava chi mangiava tanto, troppo. Io mi spalmavo la faccia, crema di lusso all'albume d'uovo, mi convincevo di voler consacrare il 2024 all'antigravità del volto, solo questo, un compito piccino, esecrabile, infimo - ma finito. Ecco, ho iniziato dalla finitezza, dall'inutilità, dall'apparenza, dal niente. 

Non riesco a stare nei libri. Mancano tempo, passione, i perché. Questo significato per una volta vorrei trovarlo oltre la pagina, dentro alle persone, con stabilità, voglio gente di roccia a farmi vedere che non è tutto pensiero, idea, animo, fiato sottile, ma che si può toccare - toccare sempre - la direzione del nostro incedere, o quantomeno del mio: si fottano gli altri (tanto c'è l'estinzione di massa, il suolo polverizza, l'acqua svanisce, siamo cattivi).

"L'acca è una sedia, un'altalena, dove ti metti per prendere fiato o riprenderlo. Siamo "h", insieme, dai, noi".