Lo sguardo, a volte, può escogitare implicite vie di fuga.
Come i tic, arriva in soccorso nell'imbarazzo, nel disagio il dileguarsi inconscio: i piedi fissi a terra, le pupille distolte dalla fonte, rapite in un percorso tutto loro.
Così la lingua si srotola tranquilla, le mani mimano confidenza, nell'ottica di chi conosce la prossemica e non si vuol tradire affatto.
Ma gli occhi.
Loro non mentono mai.
Semplicemente perché non possono.
In questi giorni di sole e nuvole, la mia risposta è un (dolce) Strabismo.
Sa di braci all'aperto, d'erba appena tagliata.
Di latte e menta, di baci silenziosi che urlano nel vento.
E' l'atto di guardare e non guardare. Per timore di ciò che manca, per non rovinare il sogno di tutto quel che c'è.
Paura dei tuoi occhi,
di quel vertice puro
entro cui batte il pensiero.
Alda Merini
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