domenica 19 maggio 2013

Un boccone alla volta

Pioggia e sole si alternano, fuori.
Intreccio spago e altri materiali di recupero, quello che mi passa tra le mani.
Creo bracciali "a nodo", gli stessi che, sedici anni fa, in una noiosa estate carsica, inventai con furia.

Gambe e braccia nude, scurite dal sole, me ne stavo sola sui marciapiedi di periferia a vendere i monili.
Mi feci per amica una zingarella dagli occhi felini.
Diventammo presto inseparabili. Dividevamo il parco bottino dei nodi di spago, per spenderlo in limonate fresche, reti di biglie, o nasconderlo in vecchie scatole di biscotti al burro dal sentore rancido.
Una gatta selvatica e una bambina senza radici.

Arrivò presto settembre.
La cartella era un peso estraneo sulle spalle.
Gravava, scorticando la schiena come un doloroso giogo.

Non trovai più quello sguardo gitano.
Scappato con la mia bicicletta in un mattino di nuvole, mentre tutti gli altri tornavano ai banchi di scuola.
Libero come il vento.

Io, in fondo, ero contenta.
Ovunque fosse mai andata, lei avrebbe avuto almeno due cose che le ricordavano me.
Un manubrio fucsia consunto dal sole.
Un ruvido nodo di spago verde stretto attorno al polso destro.

Come si mangia un elefante?
"Un boccone alla volta, credo"
Esatto. Allora iniziamo. Pezzo dopo pezzo, giorno dopo giorno?
"Beh, mangiamoci questo elefante"

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