mercoledì 17 aprile 2013

G: gravità zero

Mi fissa coi suoi occhi indecifrabili, china la testa di lato, e mi ripete la domanda.
Sempre quella. Gentile, leggera, evanescente.
Declinata per tre.

Ti va se ne parliamo?
Te la senti?
Ci proviamo insieme, adesso?

Io dico sempre "sì".
A volte dopo una pausa lieve.
Perché ho in gola un cubo di vetrocemento, che non mi fa parlare subito.
Lo inghiotto, impavida, faccio un bel respiro e provo a sciogliermi.

Allora il tempo perde forma e significato.

Finché non mi rialzo, e sento tutti gli hooks incassati, la tensione elettrica pulsare sottopelle, una stanchezza possente che sfibra ogni atomo.

La via verso casa si percorre a passo lento.

E' il premio di un peso piuma che sa di aver fatto il suo dovere, senza finire al tappeto.
Nessun knockout, signori.
Abbiamo provato l'ebbrezza della Gravità zero.

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