Today I'm alone.
Lei è assorbita dal manto bianco che ricopre ogni cosa. La sento ridere, sbircio fuori e la vedo intenta a comporre un pupazzo di neve partendo da quello che sembra un piccolo vulcano di bambagia.
Bene. Ho voglia di stare per conto mio.
Mentre scosto un libro o tolgo un granello di polvere, mi ritrovo in bocca un sapore che mi catapulta via. Sono in un giardino inglese, assolato, a sorbire un delizioso tè, facendo le moine al pane imburrato, impaurita da un bombo selvatico.
Un momento fa, stivalando di buona leva verso un anonimo market, mentre riepilogavo la mia check list al suono sordo della neve pressata dalle suole, ho cozzato contro una coppia. Lei rideva, piegata in avanti, lui parlava in catalano fitto. Torneranno a casa, butteranno i surgelati nel lavandino - ho pensato - e faranno l'amore in bagno, mezzi vestiti, dimenticando per una manciata di passione le bollette in scadenza, la cellulite, quel dolore sordo che non passa mai.
Mi sono detta, "la vita è questa". Qualcosa che brucia e ustiona, ma che ti lascia sempre una via d'uscita. Qualcosa che ti tiene agganciato a terra, gli occhi sgranati nel buio, che lacrimano per la fatica di vederci qualcosa. Qualcosa che "chissenefrega". Tutto e niente. Eros e Thanatos. L'illuminazione e la disperazione insieme.
Ogni tanto fremo di Desiderio.
E' la mia esistenza che prende una piega inaspettata, o ripercorre un solco noto e gentile. Una sfumatura che credo non m'appartenga - la metamorfosi nel passato, lo spioncino sulle vite altrui - e scalda.
Forse è ancora Lei. Le sue vite, le sue pulsioni. Il suo cordone ombelicale che passa struggimento.
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