Lei è ancora
eccitata per i regali, gli abbracci, la lauta cena della Vigilia. Riposa.
Io, come
ogni anno in questo giorno, ripenso a quante farfalle avevo nello stomaco
all’idea del 25. Uno stormo delirante, e variopinto.
Col tempo,
la prossemica cambia. In famiglia ci si guarda negli occhi non già per
indovinare cosa cova la carta da pacco dorata, ma per suggellare con un respiro
trattenuto chi non c’è più.
Senza
tristezza, qualche lacrima muta scende, e la paura di dimenticare un volto, un’espressione,
riporta agli scatti distratti collezionati negli anni. Le Foto dell’assenza. Il
vero Graal dei nostri Natali.
La mia foto
di Lui è un’istantanea piena di sole.
L’ho colto
di sorpresa, in un pomeriggio d’interminabile noia. Una primavera tiepida gli
fa’ indossare il suo cappello di paglia, ed
un maglione leggero.
Seduto,
gioca coi suoi sassi, tirati su dalle aiuole riarse per trovarci, ancora e
ancora, una qualsiasi somiglianza terracquea: l’inanimato che diventa
fantasticamente il fossile di una vita vera. Elefanti, scimmie, struzzi… c’era
sempre spazio nel suo zoo componibile.
Lo chiamo,
mi rivolge il suo sguardo furbo, con gli occhi sgranati e la bocca schiusa. E’
lui. E’ proprio lui, non lo posso immaginare diversamente.
S’è alzato
un vento freddo. Ma dicono arriverà lo scirocco.
Cerco parole
dense di Significato. Mi esce una preghiera sdrucciola e monca, un po’
vergognosa.
Buon Natale,
nonno.
Sei l’unica
cosa che Sento, oggi.
E io piango. Mi manchi nonna. Lo scrivo qui, magari lo legge.
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