venerdì 19 aprile 2013

Hide (and seek)

La stanza è luminosa.
Io sono a mio agio.
Non ho niente da perdere e, anzi, ho voglia di sfoderare i gioielli di famiglia e far vedere che - perdio - valgo qualcosa. Il talento non mi manca.
Questo nascondino dura da una vita, e sono stanca di aspettare, appostata dietro a un tralcio di vite appassito, che qualcuno mi scovi.

Buongiorno, signorina, e grazie per essere venuta.
Ho sotto agli occhi il suo cv. Vorrei che mi spiegasse il suo percorso. Come mai questa specializzazione? Racconti, racconti.

Accavalla le sue gambe di sessantenne sotto al tavolo di cristallo. Sorride, sempre e ancora, bonario.
Più che ad un colloquio di lavoro, ora mi sembra di stare nell'ufficio di mio padre, a snocciolare quattro chiacchiere sul futuro prima di farci un prosecchino col San Daniele e i grissini alle olive.
Attacco un discorso che, me ne accorgo subito, è diverso da quello che avevo in testa. I denti sono meno affilati, la guardia è bassa. Ma il concetto è chiarissimo.
Pochi secondi, e la sua attenzione è catalizzata dalle mie mani.
Stavo per "darmi un tono", ed ecco che mi ritrovo a gesticolare troppo.
Cazzo.

La interrompo subito, mi scusi.
Ho visto la sua vera al dito: lei è sposata, ma non l'ho letto nel curriculum...

"Non pensavo fosse necessario".

Beh, certo, capisco.
Continui pure.

Respiro, ma ormai mi sento disorientata. Mentre parlo, i pensieri vanno per conto loro.
Sento un sottile disagio. Incrocio le braccia al petto.

Scusi, eh.
Ma devo proprio fargliela adesso questa domanda.
Non per farmi i fatti suoi, beninteso.
E' per capirci, per sondare subito le reciproche esigenze...
Lei, in futuro, si vede casalinga, con prole, appoggiata al marito, o lavoratrice?

Inghiotto saliva.
Cazzo.
Penso che non ci posso credere.

"Per me il lavoro è importante. E' autonomia, indipendenza, passione, poi, se si è fortunati".

Quindi niente famiglia? E' una carrierista?

"Non ho intenzione di votarmi esclusivamente né al lavoro, né alla famiglia. E mi auguro, ovviamente, di averne una".

Sta zitto un attimo. Guarda in basso, poi mi fissa negli occhi.

Ah, lei non ha idea di come le donne siano cambiate, di questi tempi. Rivendicano il loro ruolo, vogliono essere partecipative, presenti, nella società.
Certo, ci sono anche le assatanate del lavoro, quelle che se proponi un contratto da 8 ore si mettono le mani nei capelli: ne vogliono 12, 14, 18!

Ride.

A che lezione sto assistendo?
Sono tornata tra le aule dell'asilo?
Cerco gli elefantini blu alle pareti, il tappeto morbido per le capriole.

Bene bene.
Ecco, era una cosa personale, ma ripeto, non per farmi gli affari suoi.
E' che bisogna essere contenti entrambi: che senso ha proporre un indeterminato, e sconvolgere così la persona, spezzarne gli equilibri personali? Dico bene?
Poi, noi, oggi puntiamo all'obiettivo, non alla presenza in ufficio. Lei potrà stare al lago ad abbronzarsi tutto il giorno e lavorare di notte, se soffre d'insonnia: l'importante è il risultato.
Facciamo così.
Ci rincontriamo con il direttore editoriale, e vediamo insieme che tipo di collaborazione esterna può andare bene.

Tana per tutti.

8 commenti:

  1. Povere donne...un uomo (benchè padre di famiglia) non dovrebbe mai assistere a scene del genere.
    Certo, capisco pure i datori di lavoro che ormai sono sempre più abituati a scene del tipo: "oggi non vengo perchè il pupo ha la febbre" "sono incinta, ci vendiamo tra un anno e mezzo". dove sta la ragione?

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    1. Conosco la tiritera de "l'Italia è un paese in cui non esistono le pari opportunità, e bla bla bla". Oggi non si sfoglia giornale - anche gossipparo - in cui non ci sia almeno una simil/inchiesta sul tema "figli o carriera?".
      Egoisticamente, di questo, me ne frega poco.
      Sono solo sbigottita che, a 29 anni, mi si sia fatto del "boicottaggio preventivo". Figli da sfebbrare, difatti, non ne ho.
      La cattiveria è che, in questo modo, non ti vanno vivere nemmeno il presente.
      Che è quello che, per me, adesso, conta di più.

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    2. Infatti! E per colpa di donne che un po' se ne approfittano.

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    3. Purtroppo penso sia un po' più complicato.
      La mentalità retrograda (ed egoista) di certi uomini va di pari passo con uno Stato inesistente.
      E poi, certo, anche con la cattiva coscienza di qualche pupattola.
      Io aspetto la mia fetta. E chi vivrà vedrà (come sempre).

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  2. Molto interessante questo post. Fa capire che l'Italia non è un paese per donne, come si dice.

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    1. Purtroppo, a quanto pare, sì.
      Così, tante, tantissime si scoraggiano ed abbandonano la lotta. E poi ne paghiamo le conseguenze tutti.
      In primis i figli di quelle "donne rifiutate", mamme frustrate che s'aggirano per le città brandendo passeggini come fossero arieti.

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  3. Lei, in futuro, si vede casalinga, con prole, appoggiata al marito, o lavoratrice?

    Una domanda del genere é illegale in Germania.

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    1. Reduce da un servizio, avevo il registratore nel taschino posteriore dei jeans.
      Mi mangio ancora oggi le dita per non averlo provvidenzialmente tenuto acceso.
      Ma d'altronde, chi se lo sarebbe aspettato?
      Sempre d'altronde, però, non essendo in Germania - appunto - sarebbe stato (paranoicamente) saggio.
      O no?

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