Sabato mattina. Alzate da poco.
Mordicchiamo una sfogliatella ripiena di amarene, ripensando al folto delirio onirico che, anche stanotte, ci ha sedotte.
Non conto più le albe accolte ad occhi sbarrati, increduli, persa a massaggiarmi la mascella e riappropriarmi del contesto che mi circonda.
Sebbene abbia i piedi tenuti al caldo da un paio di zampe più grosse, e possa fregiarmi di un sottofondo acustico di tutto rispetto (ronf-ronf-ronf...RONF ), nei labirinti della notte smetto i panni consueti e mi tuffo in flirt-aggi molesti.
Pare con chicchessia. A volte scorgo un volto noto, prestato dai tubi catodici (uno scienziato forense tagliato a spazzola, denti sbiancati sguainati all night long). Più spesso sono figuranti della mia adolescenza, muti e impacciati.
Mentre mi apparto negli angoli più bui della mia coscienza - che coincide con settings sempre più impervi e sfocati -, con l'unico conforto di una mano agognante stretta alla mia, si sfogano tutti i cliché della teen perfetta.
Via agli sguardi languidi, alle carezze sulla nuca, i mormorii ad occhi bassi, fino alla tensione pre bacio, che spesso rimane tale e sfocia in un salto a piè pari sul materasso.
Lei non fa che ridere.
So che mi prende per i fondelli.
Sono ad un passo dai trenta, e degli anni Novanta mantengo solo il dispiacere di una pelle capricciosa (alla quale urlo sovente "fottuta, fottutissima te, e la tua acne... ci vedremo all'inferno!", spaventando il consorte mentre si deterge gli incisivi).
Ma la risposta a tutto questo (forse) arriva in un secondo tempo.
Ora di riappoggiare la guancia al cuscino e sono sommersa dall'acqua.
Sempre e solo acqua. In tutte le sue forme.
Limpida e torbida, di mare o di piscina, amica o perigliosa.
Stanotte, cercando riparo su una nave poco stabile - onde grosse dagli oblò smossi -, son corsa in poppa, solo per constatare che era occupata da una libreria immane.
Al posto di (prevedibili) libri, una collezione di funghi giganti.
Sentendomi la seguace di un'antica religio, arcana e un po' mistica, con la febbricitante angoscia di chi s'appresta ogni mattina a leggere il proprio futuro negli strascichi quotidiani dei segni zodiacali, ho consultato cabale e lor parenti stretti.
Insomma, non c'è dibattito. Scritto a lettere nitide, chiaro come il sole: devo dar retta al mio inconscio (l'acqua), che in tutti i modi m'intima di lasciar andare le speculazioni, la spiritualità, il raziocigno, l'autocontrollo e via dicendo. Istinto puro, quello devo essere.
E tirar fuori la mia creatività (i funghi) sopita (in libreria, senza radici alla terra).
Sfoglia iraconda l'elenco telefonico, ben sapendo che è solo un cimelio. Salta su e giù, le mani nei capelli. Scosta le tende, scruta la via.
Che Lei sia diventata pazza? Ne ho abbastanza dei miei grattacapi, di questa pruderie che (così parlò Zarathustra) mi soffoca.
Ma che fai, perdio, se è lecito saperlo?
Svegliati, babbiona. Hai sentito cosa sussurra l'iperuranio? Devi darti una scossa, devi trovarlo!
Sì, va bene.
Ma chi me lo procura, George Coleman Eads III, in un tardo sabato mattina di provincia lombarda?
Ahahahahah...dai funghetta che lo trovi!
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