A noi invece il tempo - quello climatico - parla, e suggerisce sempre lo spunto per piantare i piedi o iniziare una corsa a perdifiato.
Oggi (cielo color panna, nuvole acide e muschio da presepe), Lei mi si è accostata allo specchio con gli occhi bendati. Poi, con un gesto fluido, ha tolto la pezza facendo brillare le iridi.
Così, come in un'illuminazione che si rispetti, abbiamo raggiunto il Verdetto.
E' solo un caso che ieri abbia parlato di Baba Yaga? Che tutto d'un colpo la signora Estés sia balzata fuori dal comodino?
Quando un desiderio inizia a procurare dolore, a far arretrare, fino allo sbandamento, è ora di farci i conti.
Ho capito che tutto ciò che stavo operando non era altro che sguazzare nell'immobilità. Sostituire un vuoto con una voragine. Mettermi in pausa un attimo per premere uno stand by senza requie.
Mesi e mesi di "pieghe" ed orecchie basse, di ridimensionamenti nelle ambizioni e nelle possibilità.
Il principio del non attaccamento, per me, sta diventando una pericolosa palude nella quale, se non bisogna affezionarsi a nulla, per cosa vale la pena affezionarsi.
"Una prospettiva più alta, lontana dal transeunte, serve per rinascere e non per ripiegarsi. Per fiorire, non per nascondersi".
Oggi Lei ha parlato forte, ha trovato voce.
C'è di che festeggiare.
Può far male afferrare la propria situazione.
Vedere a chiare lettere chi e cosa stia tirando i fili della propria esistenza.
Qualche stronzo millantatore, i famigliari con le loro (velate) attese, un compagno sintonizzato altrove.
Il contesto, la società, il sistema: tutti col proprio metro di paragone, a far sudare i centimetri addosso.
Scoprire i miei fili mi ha fatto respirare a fondo.
Soprattutto perché il burattinaio sono io, tutto il resto una comparsa senza senso e con poco carattere.
Perché ho voluto sottrarmi al confronto, retrarre gli artigli? Perché ho zittito i pensieri buoni, mentendo a me stessa?
Perché mi sono accontentata dell'inaccettabile, di diventare altro da me?
Perché ho dato spazio all'antica, insensata Paura?
Ora è questione di girare la canoa e iniziare a remare controcorrente.
Sono esile, ed il rinculo è forte.
Ma anni di tabule rase han creato muscoli densi e sodi sottopelle.
Autobiografia in cinque corti
capitoli
di Portia Nelson
I
Cammino lungo una strada.
C'è una buca profonda nel
marciapiede.
Ci casco dentro.
Sono perduta... Sono disperata.
Non è colpa mia.
Ci metto una vita per trovare una
via di uscita.
II
Cammino lungo la stessa strada.
C'è una buca profonda nel
marciapiede.
Faccio finta di non vederla.
Ci casco dentro ancora.
Non posso credere di essere
ancora nello stesso posto.
Ma non è colpa mia.
Mi ci vuole ancora un sacco di
tempo per uscirne.
III
Cammino lungo la stessa strada.
C'è una buca profonda nel
marciapiede.
La vedo benissimo.
Ci casco dentro di nuovo... è
un'abitudine.
I miei occhi sono aperti:
So dove sono.
E' colpa mia.
Ne esco immediatamente.
IV
Cammino lungo la stessa strada.
C'è una buca profonda nel
marciapiede.
Ci passo intorno.
V
Cammino per un'altra strada.
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