Ama te stesso, poi gli altri.
Ama ama ama.
(Mangia e prega, prima, se ti viene - grazie Mrs Gilbert, thank you Julia -)
Questo è l'ultimo imperativo categorico, reso ancor più trasgressivo perché passato - non proprio direttamente - dalla bocca di Gesù Cristo alla smorfia di Lady Gaga.
In attesa della primavera, qui si pensa all'amore più complesso, più simbiotico e duraturo che possa esistere.
Anche se ora Lei gongola davanti ad una barretta di cioccolato fondente al 99.9%, io riesumo il catalogo Amicizia.
Quel faldone polveroso che s'ingrossa e s'assottiglia con il tempo.
Come le nostre vene man mano che invecchiamo.
Come l'amore, appunto.
Precoce in tutto, fin da subito ho capito che il detto "amici-amici, amici un caxxo" era vero. Ma non per questo, quando ancora i peli sotto le ascelle erano roba "da vecchi", ho smesso di crederci.
Ricordo, anzi, d'aver tiranneggiato, ai famosi "tempi delle mele" una biondina afona riducendola praticamente in schiavitù, col solo pegno d'esserle amica.
(Beh, che esempio felicemente contraddittorio...)
Comunque.
Amica di tutti e di nessuno.
Nell'accezione più profonda.
Sono la classica irriducibile che scorta la vecchietta sconosciuta dal supermarket a casa, causa neve.
La porgi-kleenex sui treni dell'esistenza di giovani giumente mestruate.
La spalla scalcagnata sulla quale inerpicarsi per scorgere un orizzone un po' più blu.
Per il resto, fatti miei.
Duuuura la vita, così
Ulula Lei, allacciandosi un corsetto di liquerizia come solo una contorsionista ucraina sa fare.
Invece no.
Ebbene un filo sì.
Però.
Ma.
Insomma, le circostanze han calcato la mano, certo - come creare fiducia e legami stabili con la valigia perennemente attaccata al polso? -, nonostante il germe dell'autosufficienza germogliasse in me già ad ogni succiata di quel latte di soia che mi crebbe.
La solitudine, così erranti, la si sente.
A tratti, però.
Ed il suo sapore è agrodolce.
Neanche a dirlo, uno dei miei preferiti.
Allora succede che, quando si cala l'àncora (e la valigia diventa solo sinonimo di vacanza, mica d'espatrio), la gente ti guardi come un alieno.
Perché le tue radici non sono profonde, e attecchiscono ovunque.
Perché sai stare al tuo posto, senza fare troppe domande.
Perché ti va bene tutto, e il contrario di tutto.
E dal menù non scarti nulla: quel che passa il convento è cosa buona e giusta.
Certo che sei strana
Mormorano gli occhietti a lisca di pesce
Non ti vesti come noi, non vai dove andiamo noi
Gesticolano mani nervose
Parli con tutti, poi pigli la tua via per conto tuo
Sillabano piedi piatti
Massì.
Sono così.
Un'ostrica che si schiude appena, mostra la perla e poi la sotterra.
Giusto un brillìo, non mi sciupate.
Ché a volte mi sono affezionata troppo, per troppo poco.
Ché gli spiriti affini sono come le cornucopie: promettono tesori e abbondanze a portata di sfregamento.
Invece son cose rare, come il raggio verde di un tramonto ischitano: il sole va a morire, le cicale si zittiscono.
farai anche solo un brillìo fugace, ma quanta LUCE che fai...una luce che rimane negli occhi di chi ti guarda per molto tempo dopo la tua ridiscesa sotto terra!
RispondiEliminaSo sweet, little mummy :*
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