Io porto in vacanza la frutta.
Vengono con me limoni, prugne, mele, mandaranci. Entrano nel frigo straniero e assistono in lampi di luce all'anti ordinario, per spiragli. Ci sentono ridere e litigare in modo diverso, festivo. Hanno brividi di caldo quando li palpiamo come non mai - senza fretta, quasi lascivi.
Alcuni, molti, poi tornano a casa. Con me riscoprono la desolazione di una maionese scaduta, un latte cagliato, un pecorino mutilato dalla muffa. Riprendono posto nella solita ghiacciaia mascherata - di calamite e scarabocchi. Ricominciano scuola, col ripasso delle tabelline a voce alta, altissima, superando il ronzio del freon e le urla per decesso dei ravanelli.
Ho portato tutti i frutti, in vacanza. Mi mancano le nespole.
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