Siamo confuse.
Dazed and confused, precisamente, come cantava in modo magistrale Jake Holmes.
Lei si accoccola ai miei piedi, mostrando un taglio che pare più uno scalpo Sioux.
La guardo dall'alto, ed istintivamente mi tocco la nuca: i miei capelli invece crescono, in un disordine romantico.
Perché puoi aver avuto per tutta la vita una determinata idea di te stessa - tanto nitida da poterla scolpire a colpi leggeri in un blocco di cera, apportando lievi modifiche materiche stringendo appena indice e pollice, a ritmo di swing - e poi cambiare avviso così, in un attimo.
Allora, quando succede, lanci messaggi nell'etere.
A volte contraddittori. Altre lapalissiani. Spesso comunque inconsci.
Sempre utilizzando l'Undisclosed-recipients, quella linguetta che spuntiamo quando tizio e caio devono leggere le nostre mail senza sapere l'uno dell'altro.
Così capita che ci fermino per strada e, a seconda delle pieghe dell'esistenza, ci dicano (col tono di chi s'appresta allo Yodel) "sei raggiante, ma cos'è successo?", "mio dio come sei 'tirata', ma stai bene?".
E noi si cade dal pero. O dal fico.
Dipende.
Versiamo qualche lacrima, di gioia o di amarezza.
E torniamo a sentire gli eco della spensierata adolescenza.
Molte volte, invece, rammentiamo solo tutti quei calli dolenti che sarebbe ora di mettere a bagna.
Ma, se tizio e caio sapessero?
Se la mano destra stringesse la sinistra, se l'eros conquistasse l'agape e la notte abbracciasse il giorno?
Se, insomma, disvelassimo al mondo il nostro profondo sentire, questo ci aiuterebbe a capire cosa ci ha fatto cambiare?
E, soprattutto, lo vorremmo davvero sapere?
Intanto il mio blocco di cera si squaglia ai raggi di un autunno benevolo.
Si ricompatterà da solo, assumerà forme miticamente preistoriche, oppure scivolerà nelle crepe del parquet lasciando un'indefinibile traccia oleosa.
Vabbè.
'Fanculo.
Vabbè...vero!
RispondiElimina