Le fucilate che arrivano alla schiena fanno più male di quelle in pieno petto.
Dicono.
Io ho capito che tanti pallini di piombo li possiamo anche evitare. Perché ce li spariamo addosso da soli.
Lei lo sa da una vita. Ha fatto sua la massima di Michel de Montaigne ("Nessuno sta male per troppo tempo, se non per colpa sua"). Scorrazza tra prati in fiore e cuce sorrisi su bambole centenarie. S'imbelletta in piena notte e ride ai funerali. Si ferisce con una piuma e resiste a lame arrugginite.
Ma la stilettata del tempo che passa, quella no. Non la si ignora quasi mai con sufficienza.
Ti alzi un martedì mattina e gli occhi sono più stropicciati del solito. Non è la piega del cuscino: resteranno così. Per tutte le volte che li hai strizzati troppo, hai pianto, riso. Per le boccacce di quando eri piccolo così, salite tutte d'un colpo attorno alla rima palpebrale.
Anche questo, poi, scivola via. Insieme al colluttorio, al fondotinta, all'unghia sbeccata. Giù nello scarico, a far compagnia ai pesci. Che del tempo se ne fottono.
Arrivi a capire che è piombo pure quello: recriminare attorno allo sciuparsi di sé. Così vai dritto alla saggezza, le corri incontro con sorriso ebete, apprezzando anche il segno a bruciapelo del cronometro fatale: la ferita alla tempia che non deturpa più, non suppura ma parla.
Come le coppie che stanno insieme da tanto tempo e che, la sera, invece di fare sesso "giocano a carte in silenzio". Il dramma vestito da poesia.
Scusi, lei, lo sa che ha le spalle al muro? Che la stiamo per fucilare?
Non vede che tutti, intorno, piangono e si disperano? E non lo fanno mica per lei... Questo stridore di denti ha nome e cognome, ma lo soprannominiamo Crisi. Che, secondo me, è il contenitore di altre disperazioni. Il gran tappeto sotto il quale buttare le magagne. La cipolla per piangere in santa pace!
E' tutta una lotta, una scalata, un esistere fugace. Alla fine le facciamo pure un favore, non vede?
Dunque, si levi quel ghigno dalla faccia, e pronunci la sua ultima parola. Facciamola finita, sù, che abbiamo fretta: siamo già usciti dalla canna e le corriamo incontro.
Ra-ta-ta-ta-tam!
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