Di vite (in vite) ho spremuto molte uve, e ora appiccico, non di mosto ma d'invocatio.
Alla luna, al pan d'oro, al cane di legno con guinzaglio che fissa dalla fossa della Fischer Price città. A qualsiasi cosa, dunque (eppure non a chiunque), sostenga.
Sdraiata sul fianco sinistro, sempre sul fianco sinistro, vedo l'esistenza di destra pendere un poco. Come il tono della litania, dell'ode, del richiamo.
Non ho il viso da sultana, lascio defluire, senza aggiustare.
Oggi tante piastrine, tante, danzavano sul pavimento pelvico. Le perdono. Era del folk. Mi piaceva.
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