Osceno è il modo in cui mi prendi la mano,
così calda, per portarmi dove non ci vede nessuno. Dove ci vedono tutti,
abbarbicati alle corde di un ring che puzza di sudore. Oscena è la mia bocca,
schiusa sull’arsura di una febbre. Che prega e bestemmia insieme. Osceno è il
modo in cui cammini, incapace di misurare lo spazio per un peso aggiunto: il
mio corpo, che avvinghia il tuo. Osceni gli occhi, di questa lotta tantrica.
Bruciano le ciglia, bucano lo stomaco, barattano il giorno con la notte.
Vendendosi per un pensiero che smuore dinnanzi al suo riflesso osceno.
E poi mi
sveglio.
Ed ero già sveglia.
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