domenica 21 febbraio 2016

Memorabilia

In attesa di uscire dall’incubo del numero primo, pareggiavo la prima cotta estiva.
Meno quindici ai dodici anni. Pinarella di Cervia, hotel Prater, camera mansardata – la 373, incisa su un lingotto di pirite –, Vivo o morto X a spianare la rena.
Nella mano destra due paguri (la mancina per il cocco-bello), giuravo odio ai sandali di gomma scalciando la spuma dei cavalloni, a riva. Il vestito ce l’avevo. Corto, fiorami verdi, schiena scoperta. Insomma, da grande.

Lo aspettai così, sul dondolo dell’albergo, lisciando un ciuffo iodico, la pelle bollente e gli occhi alti, lontani da quei piedi bambini. Una sera al profumo di chinotto.
Dopo la cocomerata, si ballava. Gli adulti ritirati a fumare di fianco alle palme nane, con i posacenere Peroni sulle ginocchia. A noi il tabacco dava fastidio, ci passavamo davanti respirando con la bocca, diretti al centro della pista: mezzo metro di cemento blu tra la lavagna del ping-pong e le cabine doccia.
Sapevo che era il mio momento, ero pronta. No diggity il segnale giusto per cercare la sua mano asciutta.

Gli ultimi giorni al mare lontano dal mare.
Li passai mappandomi i nevi al neon del bagno cieco.

Un fiore di citiso e un seme di anguria. I memorabilia per ricordare Christian, e il coraggio che mancò.

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