venerdì 21 febbraio 2014

Ottundimento

Il naso cola, come quella fontana della piazzetta bassa che, estate e inverno, sgocciola senza requie.
L'occhio destro s'è gonfiato, e la palpebra inferiore è scossa da un tremito parkinsoniano.
Dietro l'orecchia sinistra un ciuffo di capelli s'erge irto, a forza d'esser tirato, lisciato e inanellato compulsivamente tra indice e pollice.
Le tempie pulsano, il cuore mente, la testa strimpella.

Prevale un annebbiamento generale dei sensi, che tuttavia rivendicano il loro esserci in maniera avvilente, abbrutendosi.
Resta l'Ottundimento.

Mi chiedo perché non ci immortaliamo mai così, nei nostri momenti peggiori.
Con i pori lucidi, le labbra isteriche, la disdetta che filtra dagli occhi rendendo penosa l'iride.
Perché non sostituiamo con questi deliri il pallido ego gonfiato in posa, e battiamo le mani ai profili dei vari social nudi e crudi.

Pensare che l'autoscatto amaro è pura terapia.
Ricordo un ferragosto doloroso, passato sotto una trapunta leggera a scandire istantanee di un pianto dirotto. Finì con risate a crepapelle.

Pensare che proprio quando ci sentiamo reietti torniamo ferini.
Veri.
Istintivi.

Puri.

2 commenti: