Io che non dispongo di un Maestro - uno di quegli Illuminati capaci di far cadere il velo dagli occhi, e svelare la vita per quello che realmente è - mi accontento di perenni cadute e risalite alla Auto da fé.
E nei momenti di lucidità (quando il pareo di cotone rinforzato che fodera le sclere è momentaneamente sostituito dall'organza più fine) appare lampante come noi tutti viviamo in Ostaggio della paura.
Bloccati dal giudizio altrui.
Imprigionati nel terrore di fallire.
Paralizzati dal rancore.
Ed è paradossale come, in quei frangenti eterei, ci si senta nell'iperuranio. In una condizione in cui, per farla breve, una pasta alla ganache, quattro righe di Alan Bennett o il miagolìo di un randagio ci restituiscono la Pace Primordiale.
Ed è strabiliante che, scoccata la mezzanotte, deponiamo la saggezza per tornare in cella.
Passatemi le catene, un tozzo di pane vecchio e dell'acqua stantia.
E' tutto ciò di cui l'anima mia abbisogna.
Per tornare nel girone degli stolti.
Per rifarmi Uomo.
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