Fcevo il bagno contando i minuti di libertà, dentro alla piscina contornata da palme e mistràl, e cicale esaurite.
Una bracciata, una boccata di carote à la moutarde risalente al pranzo (troppo) recente.
Il blu di quel cielo è talmente finto da ricordare le tele della più bella Odigitria messianica. Mi sentivo così nell'ammollo di un battesimo fresco, di una possibilità liquida - reale, ma imprendibile.
A metà nuotata, arrivavano. Madre padre gemelle. Una famiglia. Fasciati entro t-shirt anti uv, iniziavano giochi allegri nel cloro, con baci, tuffi morbidi, "mes petits délices".
Qual è la verità dei rapporti consanguinei? Li caratterizza la dolcezza sublimata o li bilancia l'irriguardoso senzafiltro?
Li sbirciavo. Collocandomi con peccaminoso dispiacere nella sfacciataggine dei peti liberi, dei morsi sui lobi, le sgridate a vena aperta, tanti cristo, qualche demenzialità, peda(la)te qui e là.
Senza invidia, ma sotto quel sospetto riservato ai sinonimi della perfezione, alle figure arcane (meritevoli d'epigrammatici studi, e sguardi), filtravo.
Niente da fare: sono quella del furore: i finti ammazzamenti e la foga degli abbracci che fanno male.
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